20 Luglio 2019
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Santuario della sorresca

50° Anniversario del restauro del Santuario

Papa San Paolo VI benedice in San Pietro le nuove corone della Statua di Santa Maria della Sorresca
Negli anni sessanta la Confraternita di Santa Maria della Sorresca, a cui appartiene il Santuario, ha ritenuto urgente procedere al restauro della Chiesa: il soffitto a volta, che mostrava crepe e minacciava di crollare, è stato sostituito dalle capriate; è stata chiusa l'ampia porta laterale, aperta di recente, per permettere la partecipazione dei fedeli alla Messa il giorno della festa anche dal piazzale, e sono state riportate alla luce alcune finestrine monofore in alto. Inoltre l'altare, appoggiato alla parete, è stato sostituito con un nuovo altare rivolto al popolo e distaccato dalla parete. Tutto ciò è avvenuto sotto il rigido controllo delle autorità preposte alla tutela dei beni artistici e storici del Lazio.
Durante il periodo dei lavori occorreva chiudere la chiesa al culto e il 25 ottobre 1967 la statua di S. Maria della Sorresca è stata portata provvisoriamente a San Felice Circeo, nella chiesa di San Felice Martire.

Il 25 maggio 1969, festa della Pentecoste, S.E. Mons. Arrigo PINTONELLO, al termine della Dedicazione della nuova chiesa di S. Felice Martire, ha incoronato nella piazza cittadina la statua della Madonna della Sorresca con le corone benedette qualche giorno prima, il 21 maggio, dal Papa Paolo VI, durante la consueta udienza del mercoledì. Il giorno seguente il ritorno nella chiesetta restaurata. Prima di rientrare al Santuario la statua è stata portata nella chiesa della SS. Annunziata a Sabaudia, per la celebrazione della Messa presieduta dal Vicario Generale della Diocesi Mons. Vincenzo NATALINI, con la partecipazione di molti fedeli e dei Sindaci di Sabaudia e di San Felice Circeo. Da questa data il Santuario è sempre più meta di pellegrinaggi durante l'anno.

Un commosso ricordo:
  • in primo luogo per il Papa S. Paolo VI, che ha benedetto le corone d'oro, ricavate dagli ex voto che erano al Santuario, con l'aggiunta di altre donazioni del popolo di San Felice Circeo;
  • per Vescovo Diocesano Mons. Arrigo PINTONELLO, che ha incoronato e promosso l'iniziativa;
  • per Rettore-Parroco Don Giacinto TACCONI, che ha coordinato e promosso l'iniziativa;
  • per comitato organizzatore composto da: DI GENUA Vincenzo (Priore della Confraternita di S: Maria della Sorresca), MAIOLATI Vincenzo (Cassiere della medesima), CARUSI Giuseppe, DI PROSPERO Remo. Da notare che questi ultimi due, pur vivendo a Roma, hanno fatto la spola con S. Felice Circeo per seguire i lavori e animare la speranza della popolazione.

La leggenda

Si narra che un giorno alcuni pescatori di San Felice Circeo, tirando le reti gettate nel lago, le sentirono alquanto appesantite e, mentre pensavano ad una abbondante pesca di pesce, si accorsero di aver recuperato una statua di legno raffigurante la Madonna che regge sulle ginocchia il Bambino Gesù.

Sbalorditi e commossi, pensarono di portare la sacra Immagine, rosicchiata in parte dai tarli marini, in una chiesa e scelsero quella di San Paolo, ai piedi del promontorio del Circeo, lambita dal canale che collega il lago al mare.

Il giorno seguente tornarono alla chiesa per ammirare e venerare la bella Immagine della Madonna, ma restarono delusi e pensarono che i ladri l´avessero portata via.

Quale fu la loro meraviglia, quando tornati a pescare sul lago, scorsero sulla riva, vicino al luogo del ritrovamento, la statua della Madonna posta su di un grosso ceppo di quercia.

Compresero allora che la volontà della Madonna era di rimanere sulla sponda del lago, da cui era stata pescata, e intorno a quel ceppo costruirono la chiesa.

Chiamarono la statua Santa Maria della Sorresca, perchè era "risorta" dalle acque e perchè il prodigio era avvenuto nel periodo pasquale (la festa si celebra ancora oggi il Lunedì di Pendecoste di ogni anno).

Lo stesso nome assunse il lago che, da lago Circeo, cominciò a chiamarsi lago di Santa Maria della Sorresca o più semplicemente di Santa Maria o della Sorresca.

A ricordo della leggenda, ancora oggi la statua poggia su un ceppo di quercia, ovviamente non più radicato nel terreno.


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