16 Settembre 2019
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Il nome Sorresca

Molte sono le etimologie escogitate per spiegare il nome Sorresca, alcune nostre, altre avanzate da altri. Le riportiamo a titolo informativo, lasciando al lettore la scelta.

1) Da Soròs (urna, sepolcro)? E’ l’etimologia proposta dal Capponi: ”Il nome Surresca o Sorresca viene dal greco Soròs, che significa urna, o sepolcro, e perciò viene detto Sorresso il giorno della Resurrezione di N.S….”

2) Da Surrexit o Resurrectio? Secondo noi, il nome deriva più verosimilmente da surrexit o esurrectio, sia perché la festa si celebra, come già detto, nel periodo pasquale, sia perché ci sembra più in armonia con la leggenda della sua “resurrezione” dalle acque del lago.

3) Da Insula Sorrenae? Dal toponomo riportato dal Contatori, riferito all’antichissima Chiesa di S. Paolo? In tal caso significherebbe, ripetiamo, Isola sull’arena, cioè formata di sabbia. Il toponimo potrebbe aver interessato tutta la zona del lago e quindi essere stato esteso, leggermente modificato, alla supposta Chiesa e Convento dei Casarini e da qui al Santuario nel sito attuale, presso Sabaudia.

4) Da Surrectus (risalita)? Recentemente è stata proposta (con molto sicumera invero) una nuova etimologia: non appare controverso tra gli storici l’”etimo” di Surriscu. Deriva dal latino medievale “surrectum” che designava ia canali di allevamento dei pesci ….. Santa Maria della Sorresca significa esclusivamente “Santa Maria Del Canale”

Siamo sempre prontissimi a rivedere le nostre opinioni, purché ci si convinca dell’errore. Sostanzialmente abbiamo sempre lo stesso verbo surrigere o surgere, ma adoperato in senso diverso. Nel Glossarium ad scriptores mediae et infimae latinitatis del Du Cange, a cui si richiama l’articolista del Tempo, alla voce surrigere si legge: “Nuotare, navigare contro corrente, propriamente per ilatini sorgere, quasi innalzarsi, spingersi in alto. Così colui che nuota o naviga contro corrente, si solleva, sfiora la superficie del fiume”.

Da questo verbo deriva il supino surrectum, il participio passato surrectus, a, um (raro in senso transitivo), e anche il sostantivo surrectus, us (affine al raro sostantivo ventus, us = venuta), che significa il “nuotare, il navigare contro corrente”, a cui si contrappone descensus, us. Il “Glossarium” cita la “Charta Caroli Magni pro Monasterio Sancti Dionysii”: Tam de navibus ad surrectum (tanto riguardo alle navi nel risalire i fiumi, seu ad descensum o nel riscendere).
Si parla di navi, però i due termini erano estesi anche ai pesci. Ma sia il verbo che il sostantivo indicavano un’azione, non un luogo dove questa si verificava; ossia indicavano il movimento in (ri)salita e in discesa delle navi (o dei pesci), non i fiumi o i canali, in cui avvenivano questi movimenti.
Nel caso poi che ci riguarda, noi crediamo che surriscu (o sorresco o soresco) non derivi dal supino surrectum o dal participio surrectus o dal sostantivo surrectus, us, ma dal perfetto surrexit. Si legge infatti (e si dice) Santa Maria in Surriscu o Sorresco o della Sorresca, non del Surretto o del Sorretto o della Sorretta, come sarebbe logico. (Analogamente, da scripsit si ha scrisse, non scritto; da dixit, disse non detto; da strinxit, strinse, non stretto; da traxit, trasse non tratto, e così via).
Sorresso è invece attestato come sostantivo antico ancora nel XVI secolo (anche risurresso) (Storie Pisane): adattamento del nome latino resurrectio. E sorresso è più affine a sorresco o sorresca.
Perfino in una elencazione dei luoghi di caccia e di pesca della Paludi Pontine, fatta da un pescivendolo del Rione S. Angelo di Roma nel Settecento, troviamo: ...”la chiesa di S. Maria della Sorresca ossia della Resurrezione”.
E in una perizia della Macchia di Piano di Piano di S. Felice, della fine del Settecento, si legge: “Lago di Santa Maria della Resurrezione”. Tutto ciò risponde meglio, pensiamo, all’etimologia da noi supposta.

5) Da Surisce (supposto nome della Villa di Domiziano)? E’ sta altresì avanzata l’ipotesi che il termine Surisce, (Surriscu, Surresco) sia anteriore alla chiesa di Santa Maria e alla stessa donazione di Tertullo a S. Benedetto (di cui parleremo più avanti) e fosse addirittura il nome della tenuta imperiale comprendente, oltre la penisoletta tra i due bracci della Bagnara e della Molella con la Villa vera e propria, anche un imprecisata estensione di terreno intorno al lago e forse l’intera superficie di questo. “Il nome Sorresca forse, e addirittura, fu il nome che venne dato alla villa imperiale, perché sembra appunto sorgere dalle acque, da un probabile surrexit, dalla quale sarebbe passato ad indicare la chiesa”.
Nei documenti medievali si parla di un tenimentum (tenuta) di Santa Maria, distinto dal Promontorio. Nell’atto di permuta del Circeo dai Templari al Card. Giordano Pironti si legge: “Il luogo di S. Felice e con la tenuta, che è detta di Santa Maria della Sorresca”. E nel Diploma dell’Imperatore Ottone I: “La proprietà (cella) in Sorresco, nella quale si trova la Chiesa di Santa Maria”.
Cella in questo caso dovrebbe stare ad indicare il terreno circostante spettante ai monaci e da essi coltivato per i loro bisogni, e quindi dipendente dalla chiesa, e insieme il fabbricato contiguo alla Chiesa, che fungeva da “magazzino, ripostiglio, deposito oltre che da abitazione”. (“Chiesetta isolata in campagna” e per estensione: “Piccola impresa agricola benedettina dipendente da un monastero”.
Quindi, effettivamente, a volte questo termine Surisco o Surrisco si trova in posizione staccata e sembra commportarsi come un toponimo a sé stante e preesistente, qualificante anche la chiesa e il convento: “In Surriscu ecclesia Sanctae Mariae; Inter Caput laci et surisce; Sancta Maria in Surriscu; anche in surriscu, da solo.
Ci corre però l’obbligo di precisare che la Villa Imperiale sul lago di Paola è stata sempre designata con il nome di Palazzo, che non può essere stato inventato sul posto. A Roma Palatium indicava, oltre il Palatino, anche il Palazzo dei Casari abitato dagli imperatori. L’attribuzione del Toponimo al Palazzo Imperiale del Circeo, e perfino a tutto il terreno racchiuso tra il braccio della Bagnara e quello della Molella, non può essere stata fortuita.

6) Da Sorra (tonno sott’olio)? Vi sarebbe un altra etimologia, in analogia con l’origine del nome della Sorresca di Gaeta (in cui esiste una chiesa con lo stesso nome).
Fu chiamata così un immagine miracolosa della Madonna, scoperta nel 1515 in un grande magazzino di quella città adibito alla lavorazione del tonno, la cui parte migliore in Catalano è detta sorra e in arabo sopra (Sorra: “pancetta e schiena di tonno conservato sott’olio” (Devoto – Oli); “La parte miglioredel tonno messa sott’olio”.
Sull’area di quel magazzino venne costruita la chiesa, che si chiamò anch’essa della Sorresca. La festa cade il 16 Aprile e in passato era celebrata con grande solennità e con molto concorso di fedeli, tanto che alla chiesa erano addetti, oltre il Rettore, ben otto cappellani.
Noi siamo però del parere che nulla abbi a che fare la Sorresca di Gaeta con quella del Circeo, essendo questa molto più antica. E’ anche estremamente improbabile che c’entri la lavorazione del tonno, sebbene anche al Circeo vengano attestate le tonnare (ma non gli stabilimenti per la lavorazione del tonno) fino al Seicento. Il nome Sorresca (o Surriscu o Surisce) è molto anteriore alla diffusione del catalano e dell’arabo nel bacino del Mediterraneo.

7) Da Surex (porcello)? Piuttosto, anziché da animali marini, piccoli o grandi (pesci che risalgono canali (surrectus) e che finiscono sott’olio (sorra), perché non pensare ad animali terrestri, cioè ai porci, largamente allevati da sempre a fini voluttuari (salami, prosciutti, salsicce…) da quei ghiottoni che sono gli uomini? Non potrebbe, cioè, il nome Sorresca essere derivato più semplicemente da surex, suricis (=porcello), diminutivo di sus, anche esso termine della tarda latinità registrato dal Du Cange?
I porci sono sempre stati abbondanti nelle rex Paludi Pontine, sia allo stato naturale (cinghiali), sia allevati allo stato brado o semibrado nelle selve sterminate, ricchissime di ghiande.
Non dobbiamo dimenticare che il mito di Circe nacque o almeno si impiantò in questa terra e che la Dea era tanto amica di questi quadrupedi da trasformare in porco qualunque disgraziato le capitasse a tiro. Non dobbiamo neppure dimenticare che qui era di casa un’altra Dea Protettrice delle belve, Feronia, sia essa dea autoctona o duplicazione di Circe, tanto che Victor Bèrand pose la reggia di questa nel santuario di Feronia, ai piedi del Monte Leano, celebrato anche da Orazio.
Vogliamo dire che come, dopo il tramonto della religione pagana, molti templi pagani furono trasformati in chiese cristiane e gli attributi delle divinità pagane trasferiti a santi cristiani, così non è assurdo ipotizzare che anche alcuni attributi della Dea Circe – Feronia potrebbero essere passati alla nostra Madonna.
Santa Maria della Sorresca potrebbe quindi significare Protettrice di porcelli, ovviamente di quelli veri, a quattro zampe. Tutto ciò, non c’è bisogno di dichiararlo, senza la benchè minima intenzione di mancare di rispetto alla “nostra” Madonna. Del resto il grande S. Antonio Abbate non è il patrono degli animali?
Possiamo dunque aggiungere anche questa alle possibili etimologie del misterioso nome Sorresca. Vedete di quanti significati può essere passabile un nome basandosi su ipotesi e mettendo in moto un po´ di fantasia? Ma la verità è sempre una sola e, nel nostro caso, può essere ben diversa e, come spesso accade, più semplice di quanto non si creda.

Tommaso Lanzuisi (Seconda Edizione pag. 23-28)

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